Lassativi per dimagrire

motivazioni e pericoli di una pratica assurda

Mettiamo in chiaro alcuni punti:

  1. I lassativi possono essere naturali o di grado farmaceutico;
  2. Entrambe queste categorie hanno effetti che vanno da semplice aiuto fino alla stimolazione meccanica;
  3. Sia i lassativi naturali che farmaceutici hanno uguali effetti collaterali – tra cui l’inibizione del riflesso colico e l’incapacità di andare in bagno autonomamente dopo un lungo abuso;
  4. Le motivazioni psicologiche indice di patologia che sottostanno all’uso di lassativi si possono ricercare nella diminuzione dell’apporto calorico o nel tentativo di dimagrire;
  5. I lassativi naturali/farmaceutici andrebbero assunti dopo aver controllato tutti gli altri fattori nutrizionali/psicologici, in modo da non creare pericolose dipendenze

I lassativi sono utilizzati da oltre 200 anni in virtù dei loro effetti terapeutici. Uno studio di qualche anno ha valutato che l’abuso nella popolazione generale si attesti al 4,18% (1). Tale dato non sembra allarmante, ma come vedremo in alcune categorie di individui la percentuale sale di molto, purtroppo, a causa di concezioni completamente errate circa il funzionamento dell’intestino. Spesso purtroppo i lassativi naturali assumono il ruolo di alternativa sana, laddove gli effetti sono invece pressoché identici a quelli artificiali. Analizziamo quindi i principali scopi per i quali i lassativi sono utilizzati, come agiscono, i loro effetti collaterali e come evitare o limitarne l’utilizzo/abuso.

I principali gruppi di persone che fanno uso di lassativi sono:

Persone affette da disturbi del comportamento alimentare (DCA), dove il range di utilizzo varia dal 10 al 60%, erroneamente incentivato dalla credenza che i lassativi determinino una riduzione dell’assunzione calorica.
Il secondo gruppo comprende individui di mezza età che in seguito all’utilizzo di lassativi in periodi di costipazione non sono più riusciti in un secondo momento a farne a meno. In questo caso l’utilizzo è incentivato dall’idea che sia necessaria almeno una evacuazione intestinale quotidiana. E’ fondamentale puntualizzare che nella dieta occidentale è considerata ‘normale’ una frequenza di almeno 3 evacuazioni a settimana quando ciò non si accompagni a dolori o fastidi, inoltre è importante sottolineare come la regolarità sia in primo luogo personale e quindi imprescindibile da differenze dovute a caratteristiche individuali (2).
Il terzo gruppo include individui coinvolti in attività sportive a categorie di peso.

Come agiscono i lassativi sulla motilità intestinale?

L’intestino si suddivide innanzitutto in 2 grandi porzioni, intestino tenue e crasso. L’intestino tenue è il principale responsabile dell’assorbimento di nutrienti, mentre l’intestino crasso di acqua e elettroliti. I lassativi, siano essi naturali o farmaceutici, agiscono a livello del crasso in diverse modalità a seconda che siano stimolanti, salini, osmotici, agenti di massa e surfattanti, determinando in ogni caso una riduzione del tempo di transito intestinale.
Le modalità di azione principali sono le seguenti:

  1. aumento della ritenzione di fluidi con un meccanismo idrofilo o osmotico
  2. riduzione dell’assorbimento netto, agendo sui fluidi e sul trasporto di elettroliti del piccolo e grande intestino
  3. alterazione della motilità intestinale, inibendo la contrazione segmentale (non propulsiva) oppure stimolando la contrazione propulsiva.

Dai semplici “aiuti” ai lassativi più potenti

I lassativi stimolanti si dividono in 3 categorie principali: derivati del difenilmetano (bisacodile), antrachinoni (senna e cascara) e olio di ricino.
Il bisacodile stimola la peristalsi irritando direttamente la muscolatura liscia intestinale. Inoltre altera la secrezione di acqua e elettroliti, producendo al netto un accumulo di fluidi intestinali. Il lassativo è prodotto con un rivestimento pH sensibile che gli permette di resistere all’acidità gastrica e della prima parte intestinale. Se associato con latticini o antiacidi la sostanza attiva viene rilascia nello stomaco e nel primo tratto dell’intestino provocando crampi.
I derivati antrachinoni invece sono metabolizzati dai batteri intestinali in agenti attivi. Possono provocare crampi addominali, diarrea, nausea e vomito.
L’olio di ricino, estratto dall’omonima pianta, contiene due sostanze nocive: una proteina estremamente tossica (ricino) e un olio composto principalmente dal trigliceride acido ricinoleico. Queste sostanze possono provocare un forte effetto lassativo con dolore addominale. L’olio di ricino non è assorbito dall’organismo, anzi l’intestino cerca di allontanarlo il più velocemente possibile determinando appunto un’aumentata peristalsi. L’utilizzo prolungato determina anche deplezione di minerali e vitamine per l’aumento importante della velocità di transito intestinale (3).
I lassativi stimolanti, sono quelli maggiormente utilizzati, per la loro velocità nell’effetto e per l’elevato volume fecale che ne deriva.
In passato si erano espresse preoccupazioni per l’associazione dell’utilizzo di lassativi stimolanti allo sviluppo di cancro colorettale. In realtà il bias risiedeva nella compresenza di costipazione, che effettivamente espone a maggior rischio di cancro colorettale.
La seconda categoria di lassativi determina l’incremento della massa fecale. Massa, morbidezza e idratazione delle feci
dipendono dal contenuto di fibre. La maggior parte delle formulazioni di lassativi formanti massa contengono psillio, policarbofil o derivati di fibre semi-sintetiche (metilcellulosa). Questi agenti si trovano solitamente in polvere da miscelare con liquidi (acqua o succhi). Richiamano acqua nel lume intestinale, la trattengono, formando un liquido viscoso che promuove la peristalsi e riduce il tempo di transito. Queste tipologie di lassativi hanno un periodo di azione abbastanza lento (dalle 12 alle 72 ore) e per alleviare la costipazione necessitano anche mesi. Viceversa i loro lievi effetti avversi come gonfiore e flatulenza li rendono sicuri in caso di pigrizia intestinale.
I lassativi salini contengono principalmente sali di magnesio. Il loro utilizzo determina aumento della pressione osmotica nell’intestino con conseguente ritenzione di acqua. I sali di magnesio possono anche stimolare la secrezione di colecistochinina (CCK) che aumenta la secrezione e motilità intestinale.
I lassativi osmotici non vengono digeriti né assorbiti nel piccolo intestino. Il lattulosio è metabolizzato per formare fruttosio e galattosio poi convertito in lattato, acetato e formato. Il lattulosio è generalmente ben tollerato, gli effetti avversi includono flatulenza, crampi, dolore addominale, nausea e vomito. Il polietilene glicole (PGE) ha dimostrato buona efficacia e sicurezza nella costipazione cronica, con risultati migliori rispetto al lattulosio.
L’utilizzo di surfattanti ha effetti limitati se non nulli in molti casi di costipazione. Il meccanismo di azione è quello di ridurre la tensione superficiale dell’interfaccia acqua-olio, ammorbidendo le feci grazie all’incorporazione di acqua e grassi .
I lubrificanti (glicerina) riducono l’assorbimento di acqua nel colon e lubrificano la superficie intestinale.

Lassativi naturali e farmaceutici per dimagrire, per apparire, per funzionare. Motivazioni e logica d’utilizzo

Le motivazioni che spingono all’utilizzo di lassativi sono molteplici: nei disturbi alimentari spesso ha lo scopo di ridurre l’apporto calorico ma l’effetto che ne risulta è una riduzione di soltanto circa il 12% dell’introito calorico poiché svolgono la loro azione a livello del colon e non dell’intestino tenue. La costipazione è un’altro motivo del loro utilizzo, soprattutto nell’anoressia nervosa dove la scarsa quantità di cibo introdotta non permette un’evacuazione efficace. In altri casi l’utilizzo di lassativi in un particolare momento della vita ha reso ‘dipendente’ la persona dall’utilizzo.

Effetti clinici avversi nell’abuso di lassativi.

Le complicazioni dovute ai lassativi si diversificano a seconda della severità di abuso, dalla frequenza, dalla durata e dal tipo di lassativo utilizzato. I problemi difatti possono essere confinati al tratto gastrointestinale oppure divenire sistemici. L’effetto avverso più comune è la diarrea, dove la frequenza di evacuazione può raggiungere anche le 15-20 volte/die. Essa può alternarsi a periodi di costipazione, con il pericolo di un circolo vizioso di alternanza tra le due. L’espulsione di una quantità di acqua maggiore può determinare disidratazione, ipotensione, tachicardia, vertigini e sincope.
La disidratazione a causa della perdita di liquidi è una conseguenza abbastanza comune a causa della riduzione del tempo di transito intestinale in presenza di lassativi. L’intestino infatti in condizioni fisiologiche, attraverso un meccanismo relativamente lento, permette all’organismo di riassorbire i liquidi passando da 8-10 litri iniziali all’interno del tratto gastrointestinale (risultato dell’introduzione di liquidi, cibo, dal riversamento di secreti intestinali, pancreatici, etc) fino a 100 ml di acqua fecale. Tuttavia l’assorbimento di acqua dipende dalla velocità di transito intestinale: più veloce sarà il transito meno capace sarà l’intestino di assorbire acqua. La disidratazione che ne deriva comporta l’attivazione del sistema renina-angiotensina-aldosterone (che svolge un ruolo importante nel controllo dell’equilibrio idroelettrolitico) con la conseguente ritenzione di liquidi.
I disturbi elettrolitici coinvolgono in primo luogo il potassio, che è il principale elettrolita presente nei fluidi fecali. L’ipokaliemia che ne deriva determina debolezza muscolare generale, se maggiormente severa aritmie cardiache con aumentato rischio di morti improvvise (4). L’ipermagnesemia associata al largo consumo di lassativi contenenti magnesio è stata associata a rischio di tetraparesi e disturbi neuromuscolari.
L’alcalosi metabolica è la complicanza metabolica maggiormente associata all’uso di lassativi, in forte correlazione con ipokaliemia e iperaldosteronismo. Nello studio di Brown et al. è stata avanzata l’ipotesi di un danno a carico della mucosa intestinale in seguito all’utilizzo cronico di lassativi per l’osservazione di un cambiamento nella secrezione di insulina nella fase postprandiale (5). In uno studio ancora precedente era stato infatti osservata una riduzione importante della produzione di glucose-dependent insulinotropic polypeptide (GIP) in pazienti anoressiche che abusavano di lassativi, influente sulla secrezione di insulina a livello pancreatico.
L’uso di lassativi è associato anche ad aumentato rischio di sviluppare patologia renale cronica e può portare a insufficienza renale. La riduzione della funzionalità renale è dovuta ad una serie di fattori inclusi ipokaliemia, rabdomiolisi e iperuricemia. Inoltre alcuni lassativi sono nefrotossici e possono causare danni ai tubuli renali.
Inoltre l’utilizzo di lassattivi si è dimostrato alterare il profilo del microbiota intestinale. Uno studio ha esaminato la composizione del microbiota attraverso l’analisi dell’espressione dell’mRNA in ratti ai quali veniva somministrato polietilene glicole, osservando un aumento dei batteri associati alla produzione di muco quali Bacteroides e Ruminococcus e una riduzione dei Clostridia (Firmicutes) (6). Il numero totale di batteri rimaneva invariato. La causa dell’alterazione del profilo microbico è ancora non chiaro ma può includere il cambiamento del pH luminale e del contenuto acquoso intestinale.
I lassativi stimolanti (promuovono la motilità intestinale) non sembrano apportare disfunzioni all’apparato intestinale (7). L’utilizzo di antrachinoni può comportare lo sviluppo di melanosi del colon, una pigmentazione bruna facilmente visibile della mucosa, che si osserva dopo un mese di uso regolare di lassativi e che può perdurare fino ad un anno dopo la fine del loro utilizzo. La colorazione è dovuta alla lipofuscina rilasciata nell’apoptosi cellulare contenuta nei macrofagi mucosali. La sua funzione è sconosciuta ed è interamente reversibile in seguito all’astensione dai lassativi.
La pericolosità dell’utilizzo di lassativi è altamente dibattuta, l’unico studio che indagò 12 individui che facevano uso cronico di lassativi osservò danno a livello dei nervi enterici e atrofia muscolare ma non è stato possibile determinare se fosse causato dal disordine di motilità primario oppure dall’uso cronico di lassativi. La predominanza delle evidenze suggerisce come l’uso a lungo termine del lassativo antrachinone non sia associato a modifiche morfologiche del muscolo del colon o delle strutture neuronali enteriche.
L’utilizzo di lassativi (antrachinoni, difenilmetano) non ha inoltre dimostrato un aumentato rischio di cancro colorettale, o di ogni altro tipo di cancro.
Non esistono dei test semplici per indagare l’utilizzo di lassativi soprattutto per i derivati vegetali e i lassativi salini, impossibili da individuare con metodologie chimiche. Alcuni sintomi però possono indirizzare all’individuazione dall’usocronico: tra di essi l’ipopotassiemia sierica, che si riscontra anche in altri meccanismi compensatori come il vomito. In caso di coltura fecale negativa, la valutazione della composizione degli elettroliti fecali, osmolalità e il livello di pH dell’acqua fecale può dare indicazioni dell’abuso di lassativi. L’analisi della concentrazione di magnesio fecale può aiutare nel determinare la presenza di abuso di lassativi specifici, ovvero quelli contenenti magnesio.

Dimmi perché lo fai… ti dirò come ovviare!

Risulta importante capire la motivazione di utilizzo dei lassativi. Se essi sono utilizzati al fine di ridurre l’apporto calorico e l’assorbimento di nutrienti, si ha un indizio sulla probabile presenza di un disturbo alimentare che deve essere preso in carico da un team di psicologi, nutrizionisti e psichiatri. Molti pazienti associano alla sensazione di aver svuotato sé stessi non solo la gratificazione per aver perso peso ma anche un senso di purificazione. Spesso il reiterato utilizzo di lassativi è rinforzato dalla sensazione di benessere associata.
Se l’utilizzo di lassativi è dovuto alla miscredenza che sia necessario evacuare almeno una volta al giorno allora è importante informare la persona sull’adeguata frequenza di evacuazione e sulle differenze individuali. In ogni caso è importante che vengano suggerite delle abitudini corrette da perseguire per avere un adeguato transito intestinale, poiché il rovescio della medaglia dei lassativi è che per avere un’azione efficace necessitano nel tempo una quantità sempre crescente. Ciò sembra sia da attribuire all’ipofunzione dei processi intestinali, alla perdita dell’azione di innervazione e all’effetto tolleranza. I consigli alimentari da suggerire comprendono: un’adeguata idratazione (per la maggior parte oltre i 2 lt/die) e apporto di grassi nella norma (fino a 0,6-0,7 g/kg), un adeguato apporto di fibre (oltre i 30 g) e prebiotici che permettono l’equilibrio della flora batterica intestinale. Se attraverso i consigli
alimentari il problema permane è possibile consigliare l’utilizzo di sostanze fibrose e osmotiche come i semi di lino, oppure lo psillio.

Bibliografia

1) Roerig J. L., Laxative abuse, Epidemiology, Diagnosis and Management, Drugs, 2010; 70(12): 1487-1503. 2) Wills S. Drugs and substance misuse: over-the-counter products. Pharm J 1993; 251: 807-10.
3) Erasmus U., Fats that heal fats that kill, Summertown Tennessee, books Alive, 1993.
4) Baker E. H., Complications of laxative abuse, Annu. Rev. Med., 1996, 47:127-34.
5) Brown N. W. et al,Evidence for Long-Term Pancreatic Damage Caused by Laxative Abuse in Subjects Recovered from Anorexia Nervosa, John Wiley & Sons, 2001.
6) van der Wulp M. Y. M. et al, Laxative treatment with polyethylene glycol decreases microbial primary bile salt dehydroxylation and lipid metabolism in the intestine of rats, Am J hyssop Gastrointest Liver Physiol, 2013, 305:G474-G482.
7) Wald A., Is chronic Use of Stimulant laxative harmful to the Colon?, J Clin Gastroenterol, 2003; 36 (5):386-389.